Verde ovunque, verde l’acqua, verde tutto. Verde.

Gli orari dei battelli non sono noti e quando arriviamo scopriamo di essere molto in anticipo. E allora ci gustiamo una tipica colazione del Kerala e ci prendiamo i posti con le sedute meno rovinate e con maggiore visibilità sul tutto. Ci godiamo il paio d’ore di trasferimento immersi nella vita di quelle zone, con famiglie che accompagnano parenti qua e là, scolaresche che diligentemente occupano porzioni del battello, lavoratrici che tornano a casa dopo la mattina nei campi, lavoratori che esausti dormono cullati dal dondolio delle backwaters. E intorno, palme a perdita d’occhio, campi di riso, fiori di tutte le forme e colori, piccoli villaggi che stanno su isolotti grandi come dalle nostre parti lo sono alcune case. E verde ovunque, verde l’acqua, verde tutto. Verde.

Arrivati ad Alleppey non è facile trovare un posto per dormire lo troviamo in un angolo a sud del paese. Siamo stanchi e accettiamo. I letti non sono “granchè” e l’acqua esce marrone dai rubinetti. La doccia non ce la facciamo a non farla, ci laviamo i denti con l’acqua in bottiglia e ci catapultiamo nel gigantesco mercato allestito per le feste. Ci ubriachiamo di quella festa e ci ristoriamo con un enorme thali prima di svenire sulle dure brande a cui abbiamo chiesto di cambiare lenzuola.

La mattina l’acqua che era marrone è chiara ma emana un odore fortissimo di varechina, impossibile fre la doccia l’odore è penetrante e l’acqua sembra unta, restano le gocce attaccate sulla pelle. Mi reco dal titolare che se ne sta dormendo su una branda all’inizio del corridoio. Non ci capiamo, però capisce “water”, mi dice di seguirlo. Mi arrampico, scalzo e in mutande su una scala a pioli fino a sopra il tetto dove si trova la cisterna dell’acqua. C’e’ un secchio, lo riempie di una polvere bianca contenuta in un sacco su cui riesco a leggere “Chemicals” e “bleaching powder”, qualcosa tipo “polvere sbiancante”. Si gira verso di me e dice “clear water now!”. In realtà esagera, adesso la puzza è veramente insopportabile. Recupero un paio di bottiglie d’acqua e ci laviamo con quelle.

Partiamo. Prima un autobus per Kallampalam e da li uno per Varkala paese dove con un rickshaw arrivamo ai cliff, alle scogliere meravigliose di Varkala. Il mare splende, le palme completano la spettacolare coreografia. Ma Varkala è anche una fila interminabile di piccole guesthouste, ristoranti e negozi di souvenir, è un territorio fuori dall’India, è una spiaggia che nella sua parte settentrionale è riservata esclusivamente agli stranieri, è un posto dove si fa molta fatica a trovare un chai o delle parota. E’ un posto dove decidiamo di restare per riposarci qualche giorno e fare qualche bagno in mare.

Ed è quello che facciamo, cercando di estraniarci dalla mono-idea di soggiorno che regna qui, con menu tutti uguali, con i chai serviti in tazza (e senza zucchero!), con gli idli, i puri e i dosa che non si trovano. Ma oltre a questo, il posto è veramente meraviglioso, il mare bellismo, la temperatura perfetta. Ci siamo riposati, è ora di raggiungere Kaniyakumari.